Logo Design: Case Study 1 – Il mio logo personale

/

Persona fotografata in bianco e nero che tiene una macchina fotografica davanti al viso, con l’obiettivo rivolto verso chi guarda; sfondo completamente nero.


NELL’OTTICA DI CREARE IL MIO BRAND PERSONALE HO DOVUTO PENSARE AD UN LOGO CHE FOSSE RICONOSCIBILE, PERSONALE, ORIGINALE. Ho approcciato la creazione del mio logo nello stesso modo in cui affronterei la medesima richiesta da parte di aziende e/o privati.


BRAND IDENTITY: costruire una comunicazione efficace

Una cosa che non mi stancherò mai di ripetere (e spero sia lo stesso anche per altri designer) è che quando si decide di realizzare un logo, non è mai “solamente un logo”. Spesso il cliente è convinto che basti questo piccolo elemento per avere una faccia da presentare ai clienti.

In realtà il logo di per sé non è sufficiente: quando cominciamo a pensare a come e cosa mostrare di noi stessi e del nostro brand, dobbiamo avere ben chiara qual è la nostra “brand identity” (l’identità del nostro marchio). E l’identità non è mai composta da un singolo fattore. Non è mai solamente il logo che fa la differenza.

[Linee guida per la realizzazione di una buona brand identity]

Per realizzare un buon logo bisogna armarsi di pazienza e fare un po’ di ricerca, di brainstorming, di prove. Bisogna tener conto sia dell’identità visiva del brand, sia di quella verbale. Bisogna considerare il pubblico di riferimento, le aspettative di inserimento nel mercato, oltre all’originalità.

Con un cliente avrei fatto un incontro preliminare, nel quale avremmo messo per iscritto un po’ di idee, tenendo conto delle caratteristiche del marchio. Ci saremmo chiesti qual è il tono di voce da tenere nella comunicazione, quali sensazioni e suggestioni vogliamo rendere. Dove ci inseriamo rispetto alla concorrenza. Quali sono i valori di base dell’attività.

Ma in questo caso ho dovuto fare introspezione. Le stesse domande che avrei rivolto al cliente ho dovuto farle a me stessə.


IDENTITA’ VISIVA: comunicare attraverso i colori e le forme

Cosa volevo comunicare con la mia identità visiva? Quali colori avrei usato? Quali forme?

Ho provato ad abbozzare qualche idea, pensando in primis al mio lavoro, a quello che faccio. Pagine e pagine di schizzi a matita nei quali cercavo di combinare le forme della macchina fotografica e della punta della penna stilografica tipica dell’icona degli strumenti vettoriali di Photoshop ed Illustrator. Cercavo di incastrare le iniziali del mio nome, lavorando con lo spazio negativo.

Più approcciavo la cosa in questo senso, meno funzionava, più mi frustravo.

Poi ho capito che se volevo che la cosa avesse un senso, dovevo abbandonare l’idea della professione come elemento di base, della banalità di forme e concetti. Dovevo renderla una cosa personale.


GRAFICA E FOTOGRAFIA: due passioni e non solo

È vero che mi occupo di fotografia e di grafica, ma è anche vero che chi mi conosce sa che la mia vita, alla fin fine, ruota attorno ad una creaturina a quattro zampe che è sempre vicino a me. E che come minimo mi condiziona l’intera giornata con le sue esigenze, ma anche con il suo affetto.

Tante persone mi associano per prima cosa a lui, e subito dopo alla mia professione.

E allora perché non abbandonare l’idea di essere cringe ed inserire invece questa parte così importante della mia vita in quello che dovrebbe essere il mio logo? Dopotutto se ho scelto di mettermi in proprio lo devo anche a Pepito.


LOGO: dall’idea alla realizzazione finale


Pepito è un bulldog francese, che a cinque anni ha subìto due operazioni alla schiena ed ha avuto un episodio vascolare. La sua zampetta posteriore sinistra quando si siede ora resta distesa. Una sua peculiarità, che testimonia la sua forza e la sua resistenza. Volevo inserire questa sua caratteristica unica.


Ho trovato quindi una delle fotografie che preferisco, nelle quali questa sua nuova postura è più evidente. Ne ho delineato le forme base. Il mio intento era quello di portare la sua figura a delle forme semplici, quasi geometriche. Un’idea, più che una silhouette riconoscibile.

Prima bozza grafica per il logo personale: forme nere piene su sfondo bianco, per esplorare composizione e semplificazione grafica.

La prima versione consisteva nel lasciare solo il muso e la zampetta, cambiandone la forma (curvandola) perché abbracciasse il resto della figura.

Nonostante capissi di essere sulla strada giusta, ancora non ero convintə. La forma era troppo complessa, poco armoniosa, poco bilanciata. Dovevo semplificare ulteriormente.


LOGO DEFINITIVO: la versione finale


Alla fine ho scelto di rendere il muso e le orecchie una forma intera, unica. Più pulita, linee più semplici. La zampetta è rimasta, con la sua curvatura come un abbraccio, la testa ruotata nell’altro senso per dare più equilibrio.

Logo personale finale con simbolo grafico ispirato a un bulldog francese e carattere tipografico moderno con variazioni formali, risultato finale del progetto di brand identity.

Poi ho inserito il mio nome. Ho scelto un carattere tipografico semplice e moderno. Un carattere che al suo interno prevede delle variazioni. La stessa lettera può avere forme diverse: una regolare e una alternativa. Come ad esempio la seconda lettera del mio nome.

È il carattere perfetto per rappresentarmi: nell’insieme seriə, semplice, sincerə (leggibile), ma con improvvisi lampi creativi, guizzi di fantasia e intuizioni. [Trovi qui la mia bio]

Allineando le lettere n nel mio nome e nel mio cognome le forme si ripetono (E, A ed O hanno tutte una forma circolare), mentre i puntini delle i all’inizio ed alla fine bilanciano chiudendo il design.

Alla fine ho creato un logo personale che mi soddisfa, che rispecchia appieno quello che sono, quello che voglio comunicare. Un logo che può essere solo mio.

E tu che ne pensi? Ho centrato l’obbiettivo?

error: Content is protected !!